Pietre che cantano

01-06-2018 15:35 -

Pietre che cantano
Suoni e racconti dal mondo agro-pastorale

drammaturgia Francesca Camilla D'Amico
Con Massimiliano Di Carlo: voce, calascione, cembalo, doppio flauto, organetto, scacciapensieri, fisarmonica
e Francesca Camilla D'Amico: voce e narrazioni

Telo del Contastorie: Nadia Parisi - Atelie La Lucciola, Palermo.

Una coproduzione Alberi di maggio e Bradamante Teatro

“Pietre che cantano” nasce dalla ricerca sul campo che si apre al pubblico attraverso la restituzione di storie e canti della tradizione orale, con la scelta di raccontare gli aspetti meno noti della cultura agro-pastorale compiendo un piccolo viaggio nell'immaginario popolare intorno al rapporto delle persone con la vita e la morte, gli astri, la musica, il lavoro, l’epica cavalleresca, la poesia, il canto.
Un momento di elaborazione della tradizione in cui il suono della voce narrata e quello della voce cantata si intersecano, entrano l´uno nell´altro e, fluidamente, creano una partitura poetico-sonora. In quest´altenanza e confluenza tra narrato e cantato appaiono gesti, suoni, lingue e racconti provenienti dalla tradizione di matrice orale della cultura agropastorale dell’Appennino Centrale.
La morte appare in sogno ad una contadina, la semina delle patate porta con sé antichi e licenziosi scongiuri, c’è l’uomo che va in cerca del posto dove non si muore mai e quel bambino che osa entrare nel cerchio dei vecchi narratori con un semplice flauto di canna, il pastore poeta che cantava in ottava rima di Giove e di ninfee, la storia del nonno di Carlo Magno, il movimento degli astri… Strumenti antichi e ritrovati come il calascione, il doppio flauto, il cembalo e lo strumento più antico di tutti: la voce. Canti polivocali dove le voci si rincorrono, si separano, si riuniscono, raccontano di un tempo in cui il canto era parte della vita stessa dove le voci fendono l’aria, attraversano le valli del tempo, arrivano fino a noi, come pietre che cantano.
FAR RISUONARE LA PIETRA
Lo spettacolo nasce dalla frequentazione con gli anziani di vari paesi dell’interno tra Abruzzzo, Marche e Lazio e della raccolta di canti, suonate e racconti effettuati sul campo da Massimiliano Di Carlo e Francesca Camilla D’Amico. La pietra è un elemento fortemente caratterizzante a livello paesaggistico in questi territori dove il canto risuonava tra le rocce in montagna e nei pascoli, nei campi e nelle aie tra le case fatte di pietra. Come pietre sono gli anziani portatori di questa antica cultura che ha radici profonde e che nella loro solidità sembrano essere scalfiti solo dal tempo e dagli agenti atmosferici che hanno scavato sulla loro pelle e le loro voci in tanti anni di lavoro a contatto con la natura. Cantano le pietre-persone e cantano le pietre della terra parlando di un continuo ciclo di morte e rinascita, di amore e di lavoro, di lune, stelle e cavalieri, miti e Madonne, in una sovrapposizione di divinità arcaiche e santi.
IL DEBUTTO
Avvenuto il 22 agosto 2018, all’interno della rassegna “Paesi in forma di rosa – Teatro, musica e racconto tra Majella e Morrone”, a Decontra di Caramanico (PE), paese degli scalpellini, dei pastori, degli agricoltori di montagna, in un’aia tra le case utilizzata al tempo dei lavori comunitari ma anche come spazio per la festa.
L´aia di Decontra viene qui ripensata come un teatro sotto le stelle dove far risuonare le pietre bianche della Majella e far rivivere un luogo, altrimenti abbandonato, attraverso l’arte e la condivisione.